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30 gennaio 2018

Film: Coco

Regista: Lee Unkrich, Adrian Molina (co-regista)
Anno: 2017
Genere: animazione, fantastico, commedia, drammatico, musicale, avventura

Strepitoso. E forse è una definizione anche troppo riduttiva del nuovo capolavoro Pixar che ama non smentirsi mai. Di nuovo un cartone animato più per adulti che per bambini in cui il tema della morte è protagonista. Prima volta che succede nel cinema d’animazione e il risultato è sorprendente.

Siamo nella cittadina messicana di Santa Cecilia dove vive Miguel, un bambino che sogna di diventare musicista. La sua passione è ostacolata dalla nonna in quanto la trisavola di Miguel, nonna Imelda, venne abbandonata con la figlia Coco dal marito musicista. Ma Miguel è deciso a diventare come il suo idolo, il famoso cantante Ernesto de la Cruz. La vicenda si svolge prevalentemente durante la notte del Dia de Muertos, non a caso. La particolarità di questa festa messicana risiede proprio nel ricordare in maniera molto sentita – come dimostra la nonna di Miguel – i propri familiari defunti dando loro la possibilità di tornare nella terra dei vivi per un giorno in cui tutta la famiglia si riunisce. Il legame con i cari scomparsi è determinante: la tradizione vuole infatti che vengano esposte delle fotografie dei defunti in modo tale che questi possano partecipare alla festa. Se la fotografia non viene esposta, i morti sono destinati a scomparire per sempre perché dimenticati.

Quella notte Miguel decide di partecipare ad un concorso musicale, ma la nonna non glielo permette. Dopo aver accidentalmente rotto il ritratto della trisavola Imelda e del marito (il cui volto è stato strappato), Miguel nota un risvolto nella foto che raffigura la famosa chitarra di Ernesto, convincendosi di essere il suo pro-pronipote. Miguel si intrufola nel mausoleo di Ernesto de la Cruz per procurarsi la sua chitarra. Appena la suona, Miguel viene misteriosamente trasportato in una dimensione alternativa in cui non può essere visto né ascoltato dai vivi, ad eccezione di un cane randagio, il suo amico Dante. Nel cimitero, Miguel incontra i suoi parenti defunti, sorpresi dal fatto che il bambino li possa vedere. Qui iniziano le avventure: Miguel deve tornare a casa, ma ha bisogno della benedizione dei suoi parenti che pongono delle condizioni. Una di queste è di non suonare mai più. Miguel non può accettare. Decide così di cercare Ernesto, sicuro che lui avrebbe capito e non avrebbe chiesto un simile sacrificio.

Non dirò altro della trama per non rovinare i tantissimi colpi di scena che rendono questa storia un vero capolavoro. Sono davvero moltissimi i temi che tratta questo film d’animazione. In primis, il tema della famiglia, dominante per tutta la durata della pellicola. Una famiglia molto unita che potremmo definire patriarcale, una famiglia che sa unire il mondo dei vivi con quello dei morti grazie alla forza del proprio legame affettivo. Poi il tema dell’adolescenza: Miguel è un adolescente alla ricerca di se stesso e della propria vocazione/espressione artistica. La trova alla fine di un viaggio, non a caso nel regno delle anime. Si parla di malattia: la bisnonna di Miguel, Coco, non sempre è lucida, forse i più esperti potrebbero fare una diagnosi: possibile Alzheimer. Ed ecco che in un cartone animato entra in scena il tema della fragilità, dei ricordi che si mescolano con le dimenticanze in un mix tanto umano quanto letale. Basti pensare che i morti dimenticati spariscono per sempre. Il tema della morte, il filo conduttore di tutto il film e forse di tutta la vita, trattato con una delicatezza disarmante nonostante non venga nascosto nulla, anzi. Di tutto si può parlare se fatto con i giusti modi. E se si parla di morte non può certo mancare l’amore, tema già insito in quello della famiglia. E se c’è l’amore, c’è il perdono. E per questi concetti la parola fine non esiste. E quindi ecco il messaggio più forte di tutti: l’amore vince ogni cosa e per questo non è mai troppo tardi.

Maddalena Bellei (comunicazione@sicp.it)

Link: 
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E-mail: segreteria.operativa@sicp.it

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