Autore: Guidalberto Bormolini
Edizione: Edizioni Messaggero Padova
Anno: 2020
Pagine: 134
Prezzo: 14 euro
Codice ISBN: 978-88-250-5117-9

“Una riflessione approfondita sulla cura è quanto mai attuale dopo [e durante] la pandemia in cui ha prevalso un linguaggio di guerra per una civiltà che in realtà ha solo un bisogno estremo di cura”.

A partire da questo assunto forte e chiaro, il libro evidenzia i rischi di una medicina che combatte e si è ipertecnicizzata  fino al punto di non occuparsi più della cura dell’umano nella sua totalità, ma solo di alcuni suoi aspetti. Scrive Bormolini: “in un mondo in cui prevale la tecnica, nel bene e nel male, siamo costretti ad aggiungere al «curare» una qualità: curare sì, ma in modo umano”.

A partire da questa chiara presa di posizione, il lettore viene accompagnato a comprendere che la questione fondamentale per portare avanti una cura del genere è la formazione dell’operatore, un operatore disposto a occuparsi anche della propria costruzione umana e spirituale attraverso un’ esperienza trasformativa che il libro propone di compiere grazie a diversi metodi e approcci; questo al fine di portare ogni soggetto a fare i conti anche con il proprio punto di vista sulla vita e sulla morte, perché questi sono i reali strumenti con i quali può avvicinare, ascoltare e aiutare il paziente. (il testo è in chiara connessione e continuità con “Ricordati che devi morire” dello stesso Bormolini).

È chiaro quindi che secondo l’autore “la soluzione non è studiare quelle materie, ma proporre percorsi esperienziali che formino persone integralmente capaci di cura” e di questi percorsi offre una mappa dettagliata e concreta che diventa indicazione di un percorso possibile ed auspicabile per chiunque.

“La novità della nostra proposta è nello sviluppare un metodo che sia accompagnamento totale, integrale, di ogni parte della persona. Una piena umanizzazione avverrà solo quando si restituirà alla cura la sua fondamentale dimensione spirituale”. “Vorremmo mostrare come il contributo della sapienza spirituale possa essere non solo importante, ma fondante di tutti gli altri approcci. Occorre pensare alla spiritualità come una dimensione vitale che va anche oltre i confini delle religioni e delle singole confessioni” .

Questa la tesi forte sostenuta nel libro con la quale, mi permetto di dirlo, sono profondamente d’accordo.

“L’arte di curare umanamente potrebbe anche essere definita «accompagnare», perché la cura [qui proposta] va oltre il risultato, è stare assieme, unire lo sguardo, donare presenza. […]in particolare, questo lavoro ha il desiderio di far conoscere la bellezza dell’accompagnare in generale, con un particolare amore per l’accompagnamento al culmine della vita, che è comunemente chiamata morte!”

Un accompagnamento descritto a partire anche dal documento olandese proposto dalla Task force “Spiritual care on palliative care” della EAPC sull’accompagnamento spirituale interdisciplinare al paziente.

Tramite la lettura critica delle contraddizioni e dei paradossi che permeano la medicina della tecnica, il lettore viene condotto a esplorare e poi a poter comprendere cosa si intende per cura integrale e spirituale e quali sono le condizioni che la impediscono e quelle che invece la rendono possibile, a beneficio di chi viene curato e di chi cura. Il curante è infatti parte integrante del processo di cura, con i suoi valori, le sue credenze, la sua disponibilità e la sua capacità ad accompagnare, a farsi compagno, in una cura condivisa, che si dispone al dialogo e all’ascolto, in cui “è difficile capire veramente chi dei due cura e chi è curato, perché ambedue si prendono cura l’uno dell’altro”.

Una proposta quindi di una medicina che accoglie, approfondisce e rafforza l’integrazione fertile con le scienze sociali quali la sociologia e la psicologia, ma anche la storia, l’antropologia culturale, il diritto e l’economia, che entra in dialogo più profondamente con la filosofia, la bioetica, la teologia morale, le scienze politiche, le scienze ambientali.

Di questo genere di approccio alla medicina il libro fa una mappa, che va dalla Slow Medicine, alla Dignity Therapy, alle Medical Humanities, per individuare paradigmi di cura già esistenti che concorrono alla cura integrale della persona.

Un testo quindi che invita a ripensare il tipo di cura che perseguiamo quotidianamente e che ci anima, gli obiettivi che ci diamo e soprattutto le modalità con le quali traduciamo le competenze ed i valori che portiamo come curanti nella relazione di cura stessa, che diventa occasione di consapevolezza e di trasformazione di sé anche per chi accompagna.

Laura Campanello (campanellolaura@gmail.com )

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