Autore: Maria Teresa Tosi
Edizione: Gruppo ALBATROS Il Filo
Anno: 2021
Pagine: 184
Prezzo: 13,90
Codice EAN: 9788830636514

Un libro che è molto più di un diario, ma che è innanzitutto una straordinaria testimonianza “in diretta” dei mesi che hanno sconvolto le nostre vite.
Maria Teresa e Attilio non erano mai stati lontani, avevano condiviso una vita di gioie, fatiche, dolori, compresa la lunga malattia oncologica di Attilio (un “fulmine a ciel sereno” di febbraio 2013).
A dicembre 2019, un viaggio negli Stati Uniti dalla figlia.
A gennaio 2020 un peggioramento, la buona ripresa da un nuovo intervento chirurgico. Un ricovero che si protrae per “qualche giorno” a seguito di complicanze quasi fisiologiche.
Poi … il vuoto.
“Suo marito ha il Covid…”. 14 marzo 2020.

Attilio rimarrà positivo-asintomatico (era ancora la fase dei due tamponi negativi per poter “uscire”) fino a giugno 2020. Senza poter essere dimesso. Senza poter rivedere Maria Teresa se non attraverso qualche video-chiamata. Neanche per il compleanno di Maria Teresa, neanche per l’anniversario di matrimonio. Che sempre avevano festeggiato insieme. E intanto la malattia oncologica peggiora, senza avere accanto chi sempre lo aveva supportato e ne era stata da lui supportata.
Intanto, quasi ogni giorno, Maria Teresa scrive, perché scrivere l’ha sempre aiutata.
E scrive del suo straziante dolore, delle immagini “spente” del suo Attilio (che si era congedato da un mondo “normale” senza mai poter completamente neanche riaffacciarsi al mondo surreale della pandemia), dei rapporti non sempre facili con gli operatori sanitari, dei felici e apparentemente fortuiti incontri con qualche medico che “guarda al malato prima che alla malattia”.

Ma scrive anche dei notiziari, del DPCM, delle parole quotidiane del Papa, dei canti dai balconi e delle deliranti manifestazioni dei negazionisti. Scrive dei documenti dell’OMS e di quanto già si sapeva – prima della pandemia – della fragilità dei sistemi sanitari.
Il diario diventa un documento che assume un valore storico che va persino al di là della meravigliosa vicenda di un amore che riesce ad andare “oltre”.

Fino alla fine, fino all’hospice. Approdo a lungo desiderato e finalmente luogo del ritrovato incontro.

Nel tempo speciale delle cure palliative, che sembra anche nella narrazione assumere le dimensioni della profondità più che della durata. Dopo i mesi della tempesta, potersi salutare definitivamente “in un arrivederci triste, dolce, sacro e legittimo. A molti altri non è stato concesso neppure questo”.

Ferdinando Garetto (Ferdinando.Garetto@gradenigo.it )

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