Autore: Diego di Leo, Marco Trabucchi
Edizione: San Paolo Edizioni
Anno: 2019
Pagine: 224
Prezzo: 16 euro
Codice ISBN: 8892220519

La solitudine, tema apparentemente marginale e assente nel dibattito politico e sociosanitario, è una pandemia silenziosa che interessa tutte le età, tutti i luoghi e tantissimi contesti sociali. Il primo elemento di conoscenza che emerge dalla lettura del testo è il seguente: la solitudine è divenuta un dramma collettivo. Ignorare questo dato epidemiologico, che smentisce l’opinione ancora diffusa che la solitudine sia un fatto privato e individuale senza rilevanti riflessi sociosanitari, significa non poter compiere una corretta analisi e, soprattutto, non ipotizzare e implementare soluzioni efficaci del problema.

Partendo di qua, il libro offre una sintesi molto interessante dei numerosi fattori che generano la solitudine (bullismo nell’infanzia, criticità familiari, povertà, migrazioni, perdita del partner, malattie e fragilità fisiche, invecchiamento, demenza). Molto interessante risulta l’analisi del rapporto tra solitudine e social media/ Internet che, soprattutto nei giovani, assume un ruolo importante nel generare e accentuare la solitudine e tutti i correlati negativi che essa genera (paura del futuro, sfiducia negli altri, isolamento, narcisismo, eccetera). Per i palliativisti, ma anche per tutti i sanitari, la precisa disamina che i due autorevoli autori hanno condotto sui quotidiani meccanismi con cui le organizzazioni sanitarie generano solitudine, è utile per comprendere i bisogni fondamentali dei malati ricoverati in ospedale e RSA. Da non sottovalutare sono peraltro le solitudini esperite dai curanti quando sono soggetti al distress morale o al disorientamento rispetto a finalità e logiche organizzative delle istituzioni sanitarie che non condivise sul piano valoriale.

Fra le varie tematiche prese in esame dal testo, va sicuramente citata quella della pericolosità, molto spesso sottovalutata, della solitudine che, ha invece effetti devastanti sulla vita dei singoli e delle comunità, tanto da essere stigmatizzata con l’espressione “Loneliness  kills”. Sicuramente affascinanti sono poi i temi delle basi neurobiologiche della solitudine, del suo rapporto con intelligenza artificiale e la telemedicina e, infine, della sua relazione con il suicidio. L’opera si chiude con un’interessante prospettiva sul ruolo dell’architettura delle città e della politica nel realizzare programmi di prevenzione e trattamento di questa nemica dell’uomo e delle comunità del nostro tempo.

Luciano Orsi (orsiluciano@gmail.com)


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