Autore: Ilaria Tuti
Edizione: Longanesi
Anno: 2020
Pagine: 318
Prezzo: 18,80 euro
Codice ISBN: 978-88-304-5534-4

Ilaria Tuti ci fa salire in alta quota, lungo camminamenti innevati e ghiacciati, sui pendii delle Alpi Carniche del Friuli Venezia-Giulia per ascoltare la Storia, quella con la S maiuscola, della prima guerra mondiale. Ma se vi aspettate di conoscere le imprese eroiche degli alpini, che a lungo e con grande coraggio hanno difeso dall’invasore austro-ungarico i nostri confini, allora resterete delusi. Qui la Storia la fanno le donne, le Portatriche carniche, e i loro scarpetz. Dimenticate dalla Storia in un “genocidio” della memoria, saldamente ancorate nel cuore dei friulani, le Portatrici hanno avuto un ruolo centrale nel destino degli alpini e della nostra patria.

Partendo da avvenimenti realmente accaduti, in una rielaborazione di nomi e date, Ilaria Tuti restituisce dignità e memoria a queste donne eccezionali, perché “ricordare è nostro dovere e responsabilità”, come scrive lei stessa in un monito alle generazioni future di lettori. Impossibile non provare affetto, tenerezza, ma anche paura e rabbia per queste donne, semplici ma di una forza morale straordinaria, abituate da sempre, prima ancora dell’arrivo della guerra, a gestire e sostenere la famiglia nella buona e nella cattiva sorte, con coraggio, dignità e abnegazione. Scegliere di leggere questo libro significa avere il coraggio di provare quel senso di vertigine che ci accompagna nelle salite in montagna, ma questa volta sul pal, senza scarponi, in un passo felpato dagli scarpetz di velluto per far presa sulle rocce e non fare rumore, con uno zaino a forma di gerla piena di munizioni capaci di farci saltare in aria, accompagnati nella nostra salita dal suono delle granate, dei colpi dei “diavoli bianchi” (i cecchini austriaci), delle canzoni delle Portatrici che si trasformeranno in silenzio, rabbia e dolore nel corso delle pagine. Compagne di viaggio saranno Agata, voce narrante che avrebbe voluto fare la maestra come sua madre e invece si è ritrovata contadina e sola a cercare di far sopravvivere un padre anziano in fin di vita, e le sue amiche. Conosceremo l’entusiasmo di Viola, la saggezza di Caterina, la preghiera e il rosario di Maria, e la dolcezza dei sorrisi di Lucia, ma anche la loro fatica – fisica, mentale ed emotiva – ,  il loro dolore – forte, drammatico, incurabile -, e il loro coraggio, “quello che non ha bisogno di parole per spiegarlo”, che le trasforma in “fiori di roccia”, perché come la stella alpina, sono rare, preziose e uniche perché diverse da qualunque altro fiore.

E’ merito delle Portatrici se il fronte italiano della zona Carnia non cederà mai all’invasore, sostenuto e difeso da “un battaglione di speranza” formato da duemila donne, delle quali una crocerossina, una per tutte, è sepolta insieme a 101.000 soldati nel Sacrario di Redipuglia. E forse, pensandoci bene, ha ragione Agata, “Dio è donna” e “…la vita è un vento che non comprende barriere di filo spinato, né fossati profondi quanto mari”.

Erika Poggiali (erikapoggiali2@gmail.com)


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