Autore: Nicola Gardini
Edizione: Garzanti
Anno: 2022
Pagine: 276
Prezzo: 18 euro
Codice ISBN: 9788811001256

Chissà quanti di voi hanno pronunciato correttamente il titolo di questo libro… perchè la pronunica corretta, come ci insegna l’autore, è “Nì-co-là, con due accenti, e non Nicolà, come in Italia lo chiamavano tutti, o quasi tutti, visto che qualcuno pronunciava anche la “s” finale”. E Nicolas insieme a Nicola (può sembrare uno scherzo per il lettore, ma non lo è) sono i due protagonisti di questa storia d’amore, lunga vent’anni, che in molti di voi invidieranno per l’autenticità di quei sentimenti che ci fanno scegliere l’altra metà ogni giorno, anche se la vita diventa una prova di coraggio, un atto di dolore, una fatica insopportabile, come quando dobbiamo fare i conti con una malattia terminale, noi e chi è malato. Ecco allora, che per voce di Nicola possiamo ripercorrere tutte le fasi della malattia, ma sarebbe più corretto scrivere tutte le fasi della vita di due persone, che insieme ci faranno una lectio magistralis sulla triade vita-amore-malattia, perché “fin dal primo momento il tumore era stato un affare di entrambi”.

“Bisogna imparare a stare nel presente.. a farci bastare il presente, e lì trovare la felicità, come stoici antichi, come buddisti” è il primo di tanti insegnamenti che dovremmo tenere bene in mente sempre, come medici, amici, parenti, a volte anche pazienti, ben sapendo quanto sia difficile restare nel “qui ed ora” senza farsi trascinare nel ricordo del passato felice e senza proiettarsi nel pensiero del futuro, perchè è nei sogni che ricerchiamo la nostra felicità e disegnamo i nostri progetti. Colpisce il pensiero di Nicola sul rapporto medico-parente. Lui che svolge il ruolo di care-giver e che avverte come “importantissimo”, perché rivolge “una attenzione continua, quotidiana al malato”, non si sente riconosciuto da quella oncologa, che non è in grado di prendersi cura di Nicolas, perché “separa la malattia dal malato, e la riconduce al suo principale oggetto di interesse”, incapace di condividere un percorso di cura con entrambi e di instaurare un rapporto di fiducia reciproca, generando “una assistenza squilibrata e, alla fine, manchevole”, perché, come dirà lei stessa quasi recitando un mantra, “certe cose non si dicono al malato”. E forse è per questa asimmetria, che Nicolas preferisce affrontare il discorso della “sua fatica a vivere” con un’altra figura medica, che lo accompagnerà nel suo fine vita, in quei giorni di “silenzio sconosciuto”, di quiete apparente, ma che in realtà nasconde un milione di significati, per tutti. Ed è il pensiero della morte che ci accompagna nelle ultime pagine, non “come una cosa esterna, un aggressore oggettivo, un intruso; e invece è la cosa più privata che esista”, e che in realtà è la massima celebrazione della vita e del loro amore, come in tutti i romanzi d’amore che si rispettino.

Erika Poggiali (erikapoggiali2@gmail.com)


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