Autore: Banana Yoshimoto
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Anno: 2015
Pagine: 139
Prezzo: 9,50 euro
Codice ISBN: 978-88-07-88649-2

Film: Perfect Days
Regia: Wim Wenders
Genere: drammatico
Anno: 2023
Durata: 123 minuti

Il sonno è una necessità fisiologica, definito come una periodica sospensione dello stato di coscienza durante la quale recuperiamo energia, e secondo Miguel De Cervantes, “mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio”. La verità è che ci sono alcune cellule cerebrali che in alcune fasi del sonno hanno un’attività 5-10 volte maggiore rispetto a quella che hanno in veglia. Lo sa bene Banana Yoshimoto che utilizza il sonno, i sogni e i pensieri di tre donne per affrontare temi così difficili da raccontare alla luce del giorno: la depressione, il suicidio, l’alcool e la sessualità. Lo fa attraverso tre storie apparentemente slegate, ma che potrebbero essere un unico racconto: quello di tre donne in una situazione di blocco, in un “tempo sospeso” dove il fluire degli eventi sembra essersi interrotto, “come se qualcuno avesse messo l’interruttore su OFF” per motivi diversi. Sono loro, ma potremmo essere noi. Ed è forse per questo che il sentimento di malinconia ci accompagna costantemente per tutta la lettura come se anche noi fossimo rinchiusi in quel mondo. Ci risvegliamo insieme alle tre protagoniste e, a poco a poco, ci liberiamo anche noi “dal veleno” che ognuna di loro ha dentro di sé, e alla fine, ci risvegliamo con loro con “quella tranquillità, quella dolcezza, quella tristezza, quella gentilezza” che sono parte dell’amore, dell’amicizia e del piacere di vivere.

Ed è la stessa sensazione che si prova quando le luci della sala cinematografica si accendono al termine di “Perfect Days” dopo aver vissuto in 123 minuti 7 giorni della vita di Hirayama, un uomo di sessant’anni che lavora come addetto alle pulizie delle toilette pubbliche di Tokyo, vive solo, non è sposato, e ogni giorno si sveglia all’alba e segue una routine perfetta di un uomo invisibile alla società, sempre composto e sereno, estremamente metodico, che ascolta solo musicasette a bordo del suo furgone, legge Faulkner prima di addormentarsi, e vive in analogico scattando foto ai rami degli alberi accarezzati dal vento e attraversati dalla luce, che colleziona in contenitori numerati per anno, come un archivio della nostalgia, del tempo passato, di un’epoca che non tornerà. “Such a perfect day” come nella canzone di Lou Reed, che è anche uno dei cantanti preferiti di Hirayama, insieme a Patti Smith, Eric Burdon e Van Morrison. Ma si intravede anche la sua vita passata, fatta di agiatezza e di un rapporto difficile e interrotto con il padre. Eppure in Hirayama c’è sempre comprensione e amore per tutto ciò che lo circonda, dalle persone che incontra alla natura che osserva alle piante che cresce nella propria casa, incurante della contemporaneità e della aggressività della società in cui vive (e viviamo).

Nella lingua giapponese esistono delle parole che non possono essere tradotte con un solo termine, ma hanno bisogno di più parole per renderne il significato. Komorebi (木漏れ日) è una di queste e riassume perfettamente l’essenza di Mr Hirayama e quella delle protagoniste del libro di Banana Yoshimoto. Komorebi è la luce che filtra tra le foglie degli alberi, un momento breve, ma intenso, che esprime uno stato d’animo, una sensazione che è sfuggente, come i raggi di sole che filtrano tra le foglie degli alberi di un bosco. Una sensazione magica, ma allo stesso tempo anche malinconica, che ci ricorda l’impermanenza e la mutevolezza costante di tutte le cose.

Ed è forse questo il segreto per vivere felici.

Erika Poggiali (erikapoggiali2@gmail.com)

 


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