Tipologia: mostra fotografica a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi
Luogo: CAMERA (Centro Italiano per la fotografia, Via delle Rosine 18, 10123 Torino
+39.011.0881150. E-mail info: camera@camera.to)
Data: 14 febbraio – 2 giugno 2024 (Orari: ore 11-19. Giovedì 11-21).

COSTO DEL BIGLIETTO: Intero € 12, Ridotto € 8 / € 6 / € 4. Gratuito i fino a 12 anni e per: possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte, possessori Torino + Piemonte Card, soci ICOM; dipendenti Eni, dipendenti Lavazza, Amici di Palazzo Magnani (Reggio Emilia); visitatori con disabilità e un loro accompagnatore; guide turistiche abilitate; giornalisti iscritti all’Albo.

Sono 120 gli scatti fotografici che raccontano la guerra civile spagnola, definita anche la prima guerra “fotografica” della storia. È il 1936, in Spagna si contrappongono sul campo gli ideali del fascismo, sostenuto dalle truppe nazionaliste appoggiate dal regime italiano e tedesco, a quelli del comunismo, difeso dall’esercito e dalle milizie repubblicane, appoggiate da una mobilitazione popolare internazionale e dalla Unione Sovietica. La guerra si concluderà nel marzo-aprile 1939 con la vittoria dei nazionalisti a Madrid, che consegnano la Spagna alla dittatura di Francisco Franco. È in questo contesto storico che le macchine fotografiche di Gerda Taro e Robert Capa diventano testimoni diretti della guerra e della vita al fronte in un crescente interesse di tutti gli intellettuali e artisti del tempo, che sposano la causa repubblicana e utilizzano la loro arte come mezzo per schierarsi apertamente contro il fascismo. Ma le vicende narrate in questa mostra fotografica non sono solo la storia di una guerra civile, ma anche quella d’amore tra un uomo e una donna, in cui la fotografia resterà per sempre il suo collante. Gerda Taro e Robert Capa si conoscono a Parigi negli anni Trenta e si innamorano subito, iniziando a lavorare insieme nella capitale francese. Con la firma di Capa iniziano a pubblicare alcuni servizi fotografici delle elezioni, degli scioperi e delle manifestazioni, come il blocco dei magazzini delle Galeries Lafayette, sulla stampa francese. Bisognerà, però, attendere il 5 agosto del 1936 con lo scoppio della guerra civile in Spagna e il trasferimento a Barcellona dei due fotografi, che inizieranno a documentare la Resistenza repubblicana per conto della rivista “Vu”, sottolineando in modo ancora più forte e chiaro le proprie ideee antifasciste, attraverso i volti dei miliziani, con i quali condividono i momenti di quotidianità e la guerra in trincea, al loro fianco, come se fossero loro stesso dei combattenti, in difesa dei valori della democrazia. È qui che Gerda fotografa un gruppo di miliziane sulla spiaggia di Barcellona intente ad allenarsi, realizzando il suo scatto più famoso, utilizzando non più una Leica, ma la Rolleiflex, che produce immagini quadrate, e che diventerà lo stile di Gerda. Gerda ritrae una giovane donna, protesa in avanti, appoggiata sopra il ginocchio, che si esercita a tirare con la pistola lasciando intravedere le scarpe con il tacco in un punto di vista inedito della guerra, fatta e rappresentata dalle donne. Ma entrambi i fotografi documentano anche l’orrore della guerra nei volti degli orfani e delle vedove, negli sguardi terrorizzati rivolti al cielo sperando in una pausa dai raid aerei, nelle corse verso i rifugi di fortuna allestiti nelle metropolitane, e in ultimo, nei corpi inermi abbandonati sulle barelle dell’obitorio, che conteranno più di un milione di vittime alla fine dei combattimenti. Lo stesso Capa dirà che “Non era necessario nessun trucco per fare delle foto in Spagna. Bastava sistemare la macchina fotografica. Le foto erano lì e si doveva solo scattare. La verità era la migliore immagine, la migliore propaganda”.

E se da un lato il fronte spagnolo segnerà la consacrazione di Robert Capa come il più grande fotoreporter della storia, dall’altro sarà anche il luogo della morte di Gerda Taro, che il 25 luglio 1937 rimane gravemente ferita in una tragica ritirata a Brunete e morirà il giorno successivo, all’età di 26 anni, nell’ospedale da campo a El Escorial, preoccupata che le sue macchine fotografiche non fossero andate distrutte. Sarà solo leggendo la notizia su un giornale, nella sala di attesa del dentista, che Robert scoprirà la morte di Gerda. Il giorno del suo ventisettesimo compleanno (1 agosto 1937) il corpo di Gerda verrà seppellito nel cimitero del Père-Lachaise insignita della qualifica di martire antifascista. È la prima reporter a morire sul campo ed è a lei che nel 1938 Robert dedica il libro “Death in the making”, che raccoglie gli scatti fotografici di entrambi. Robert Capa morirà tragicamente il 25 maggio 1954, in Vietnam, calpestando accidentalmente una mina antiuomo. Resterà per sempre come il più importante fotografo di guerra mai esistito.

Pochi sanno che Robert Capa in realtà non esiste, o meglio, fu Gerda Taro ad inventare il personaggio di Robert Capa, un ricco e famoso fotografo americano arrivato da poco nel continente. La stessa Gerda è in realtà Gerta Pohorylle, nata a Berlino nel 1910 da una famiglia ebrea, borghese e di origini polacche con convizioni di sinistra, che dopo la salita al potere di Adolf Hitler, viene incarcerata giovanissima a Lipsia nel 1929 dal governo tedesco, a causa delle sue frequentazioni con attivisti politici antinazisti. Scarcerata, fuggirà a Parigi nel 1934, dove cambierà nome in Gerda Taro, più semplice da ricordare e più simile a quello della famosa Greta Garbo. Grazie ad amici comuni conoscerà Endre Friedmann, un giovane fotografo ungherese di origini ebraiche, fuggito da Berlino, che si fa chiamare Andrè. Nell’estate del 1935 Endre riesce a conquistare Gerda e i due inizieranno a vivere insieme in un microscopico appartamento-studio vicino alla Tour Eiffel in perenne difficoltà economica, ma innamoratissimi e felici. È Endre che insegna a Gerda a fotografare, ma è lei a vedere in  Endre un potenziale, diventando per lui una sorta di manager e inventando il nome Robert Capa, facile da ricordare, più interessante agli occhi dei committenti di servizi fotografici, e impossibile da storpiare in qualsiasi lingua. Robert Capa diventa così il marchio dietro il quale si nascondono due persone, un uomo e una donna: Endre Friedmann e Gerda Taro. È un sodalizio artistico, lavorativo e sentimentale il loro, il cui collante è l’amore, inteso come profondo sentimento per l’altro, per i valori politici della democrazia, per la fotografia come strumento di denuncia sociale. Sarebbe riduttivo e sbagliato considerare Gerda solo come la compagna del famoso fotoreporter Robert Capa o unificarla al compagno. Gerda incarna lo spirito di tutte le donne controcorrente, rivoluzionarie, protagoniste della Storia con la S maiuscola, ed è di certo la prima manager mai esistita a creare quello che oggi avremmo chiamato “un influencer”.

Erika Poggiali (erikapoggiali2@gmail.com)

 


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