La prima stampa “Amazon self publishing” del manuale SAU (Sedazione ed Analgesia in Urgenza) “Terapia del dolore in urgenza e sedazione procedurale” di Fabio De Iaco, Enrico Gandolfo, Mario Guarino, Alessandro Riccardi, Maria Paola Saggese e Sossio Serra porta la data 8 giugno 2022 e racchiude gli insegnamenti e le testimonianze di dieci anni di corsi della Faculty SAU della SIMEU (Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza) in giro per tutta Italia con l’impegno e la volontà di insegnare agli urgentisti (e non solo) a trattare il dolore (sempre e nel modo appropriato) e ad eseguire correttamente la sedoanalgesia procedurale con le migliori indicazioni evidence-based.

Quindici capitoli, 385 pagine, un QR code che racchiude in 44 pagine tutta la bibliografia, e una prefazione firmata da Maurizio De Giovanni a ricordarci che “c’è medico e medico” e che “il medico d’urgenza è diverso dagli altri medici”, perché deve “maneggiare il dolore” nel modo giusto, ascoltandolo nella voce, nelle espressioni e nei gesti del suo paziente, per liberarlo dalla sofferenza prima possibile, ma ricordandosi che il dolore è un sintomo la cui causa va sempre ricercata e trattata. Da qui la definizione “il dolore amico, il dolore primo nemico” in cui empatia e conoscenze si uniscono saldamente nella figura del medico (di qualsiasi specialità) per trovare la rapida soluzione del problema e il miglior trattamento possibile per quel paziente in quel momento.

Era necessario questo manuale, lo dice un medico urgentista “senior”, perché se è vero che il dolore è uno dei motivi più frequenti (70-80%) di accesso in Pronto Soccorso e dovremmo quindi essere i medici con la maggiore expertise, capaci di valutarlo tempestivamente con le apposite scale e trattarlo adeguatamente con farmaci a dosaggi corretti, è anche vero che spesso ci scontriamo con difficoltà che rendono difficile la risoluzione del problema e che ci inducono ad eseguire una errata gestione del dolore, chiamata oligoanalgesia, le cui conseguenze possono essere persistenti ed invalidanti per il nostro paziente (cap.1.1).

È invece nostro dovere saper trattare il dolore nel modo corretto, sempre, subito (cap. 1), sia esso acuto/cronico, lieve/moderato (cap. 2.1), severo (cap.2.2), anche in quei pazienti che ci intimoriscono di più per età e condizioni cliniche, in primis il paziente pediatrico (cap. 3.1), poi quello geriatrico (cap. 3.2) e onco-ematologico (cap. 5), ma anche la donna in gravidanza (cap. 3.3) o in allattamento (cap. 3.4).

Dobbiamo sapere riconoscere, gestire e trattare correttamente in tutti i pazienti che incontreremo nel nostro turno, indipendentemente dalla loro età e patologie, incluse quelle rare come il favismo, la porfiria e l’emofilia (cap. 4.14), il dolore in corso di una colica renale (cap. 4.4) o biliare (cap. 4.5), di una pancreatite acuta (cap. 4.6), di un attacco di gotta (cap. 4.13), ma anche ogni tipo di cefalea (cap. 4.1), il dolore neuropatico (cap. 4.8), inclusa la temibile nevralgia del trigemino, la lombalgia (cap. 4.3), il dolore addominale (cap. 4.2) e quello toracico come la pericardite acuta e l’infarto del miocardio (cap. 4.7). Dobbiamo sapere eseguire una corretta analgesia nel paziente con trauma cranico (cap. 4.9), toracico (cap. 4.10), addominale (cap. 4.11), muscolo-scheletrico (cap. 4.12) e in quello ustionato (cap. 4.15), ma dobbiamo anche essere capaci di gestire correttamente la sedazione di un paziente con psicosi acuta (cap. 12.1) o in delirium (cap. 12.2 e 12.3).

Ed è nostro dovere saper eseguire una procedura in sedoanalgesia (cap. 7, 9, 10,11, 13), scegliendo correttamente i farmaci (cap. 8) e i dispositivi che abbiamo a disposizione, compreso il MAD nasal (cap. 6), anche nel setting più difficile del pre-ospedaliero (cap. 11.5).

In ultimo, ma non per importanza, termini come “breakthrough cancer pain”, “acute pain crisis”, e “switch terapeutico” non devono suonare come definizioni sterili e prettamente di pertinenza di specialisti oncologi e/o palliativisti, ma come si legge nel capitolo 5, “il sollievo dal dolore oncologico è un’urgenza clinica a tutti gli effetti e deve essere un obiettivo prioritario e non secondario all’eventuale percorso diagnostico intrapreso, sia che il paziente venga dimesso sia che venga ricoverato in reparto o in hospice”. E quando la malattia diventa incurabile o cronica e invalidante in stadio end-stage, il medico non può temere o ignorare il dolore di quel paziente, refrattario alle terapie standard, ma deve saperlo riconoscere e trattarlo con la sedazione palliativa usando i farmaci appropriati (cap. 14), seguendo i principi dell’etica medica e della legge italiana 219 del dicembre 2017 (cap. 15).

Era necessario questo manuale con il suo approccio pragmatico, semplice ed efficace come deve essere quello del medico che lavora nel setting dell’emergenza urgenza. Sono indicati dosaggi, controindicazioni, effetti collaterali e modalità di somministrazione, e per chi ancora avesse dei timori, c’è un intero capitolo (il numero 15) dedicato alle questioni medico-legali in sedazione ed analgesia in urgenza.

Ogni urgentista dovrebbe leggerlo, studiarlo, rileggerlo e farne il proprio mantra, nel significato sanscrito della parola, ovvero uno strumento per liberare la mente dal pregiudizio accogliendo un pensiero che ne racchiude altri 100000 diversi e alla fine vi restituisce una grande e potente consapevolezza di quale medico siete, perché, “c’è medico e medico” e si può “mutare il dolore in sapienza” (J.R.R. Tolkien, Il Silmarillion).

 

Erika Poggiali (erikapoggiali2@gmail.com) 


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