Così si è espresso in un’intervista di Paolo Beltramin sul Corriere della Sera di venerdì 13 luglio 2012 l’oncologo Siddhartha Mukherjee, professore della Columbia University di New York e autore de L’imperatore del male. Una biografia del cancro con il quale ha vinto il premio Pulitzer 2011, la più prestigiosa onorificenza statunitense per il giornalismo. Il libro è una raccolta di storie di malati di cancro raccontate in modo semplice, onesto, veritiero, senza false speranze, perché la conoscenza è il modo migliore per superare la paura. Da questa raccolta di vissuti di malattia l’illustre scienziato fa emergere il consiglio finale per i colleghi, tratto peraltro dal film Il posto delle fragole di Ingmar Bergman: ‘il primo dovere del medico è chiedere perdono’, perché la medicina, essendo una scienza umanistica e non una scienza esatta, deve essere più umile e ammettere l’incertezza che è, secondo l’autore, la vera base della medicina.
Suggerisco la lettura dell’articolo perché non è comune e mette al centro la persona malata nella sua relazione con il medico curante e soprattutto con la malattia che l’oncologo impara a riconoscere diversa in ciascuna persona che ne viene colpita. La riflessione finale sull’ammettere l’incertezza, sul chiedere perdono è una provocazione forte tesa a imparare la strategia migliore per non ingannare né il malato, né soprattutto se stessi.
Per i più coraggiosi è inevitabile soddisfare la curiosità e il desiderio di affrontare la lettura completa del libro.
 

Segnalazione di Caterina De Nicola (caterinadenicola@libero.it)

 

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