Il modello di assistenza delle cure palliative pone una grande attenzione sul bisogno di supporto emotivo del paziente e dei suoi familiari. E’ necessario quindi che gli operatori siano in grado di sviluppare e gestire relazioni caratterizzate sovente da una forte vicinanza emotiva [1]. E’ facile supporre che questo tipo di relazione, pur essendo fortemente ‘terapeutica’ per i pazienti, possa comportare per gli operatori un rilevante carico emotivo aggravato dalle ripetute esperienze di perdita e separazione a cui sono routinariamente esposti [2]. Nonostante ciò, recenti studi dimostrano che gli operatori delle CP non presentano livelli di stress lavorativo superiori a coloro che lavorano in altri ambiti medici [3]. Possiamo ipotizzare che, accanto a spiegazioni di carattere organizzativo, possano esistere dei fattori ‘protettivi’ o ‘predisponenti’ che caratterizzano gli operatori che si occupano di fine vita.

Lo stile di attaccamento

Una delle principali variabili psicologiche associate al tema della ‘separazione’ è da ricercare nella modalità con cui un individuo costruisce e si pone nelle relazioni ovvero lo stile di attaccamento. Bowlby [4] ha definito l’attaccamento come la propensione dell’essere umano a creare forti legami affettivi con le persone significative. Un importante implicazione di questa teoria è che lo stile di attaccamento sviluppato nella prima infanzia, influenzi le future relazioni attraverso l’internalizzazione delle prime esperienze relazionali. Bartholomew [5, 6] ha proposto un modello di attaccamento adulto che comprende 4 distinte categorie: l’attaccamento sicuro, preoccupato, ansioso od evitante.
E stato dimostrato che lo stile di attaccamento può contribuire a determinare il futuro funzionamento interpersonale e l’autoregolazione emozionale [7]. Gli adulti con un attaccamento sicuro sono generalmente più resilienti nelle situazioni stressanti, presentano maggiore benessere emotivo, maggiore supporto sociale ed un migliore adattamento rispetto a coloro che sono caratterizzati da un attaccamento insicuro. Questi ultimi possono inoltre sperimentare serie difficoltà nelle separazioni che si troveranno ad affrontare nella vita adulta.
Pochi studi sono stati condotti sugli effetti dello stile di attaccamento degli operatori sul loro benessere lavorativo; Hawkins et. al [8] supportano in parte l’ipotesi che le infermiere con uno stile di attaccamento insicuro sperimentino, nella cura dei pazienti ricoverati in hospice, maggiori livelli di stress rispetto alle colleghe caratterizzate da un attaccamento sicuro.

L’attitudine al distacco

L’attitudine al distacco non è mai stata teorizzata come costrutto autonomo pur presentando elementi teorici di fondo derivanti dalla teoria dell’attaccamento di Bowlby.
L’idea di poter identificare profili individuali di attitudine al distacco nasce dall’osservazione del comportamento e degli atteggiamenti degli individui di fronte alle piccole separazioni che si rendono necessarie nel vivere quotidiano (dal cambio di abitazione o del luogo di lavoro, ai cambiamenti di semplici abitudini consolidate). Alcuni individui sembrano capaci di affrontare attivamente i cambiamenti che intervengono nella loro vita mentre altri evitano o resistono ad ogni evento che possa modificare, anche di poco, le proprie abitudini.
Possiamo ipotizzare che la capacità di cambiare (o meglio, la facilità nel cambiare) sia strettamente correlata a quella di ‘lasciare’ o di ‘lasciare andare’, senza rimpianti, le cose che hanno perso significato. E’ inoltre probabile che questa variabile possa giocare un ruolo importante nelle relazioni di cura caratterizzate da ripetute separazioni.

Perché una ricerca su questi temi

Quale stile di attaccamento caratterizza gli operatori che lavorano nelle CP?
Esiste uno stile di attaccamento più ‘protettivo’?
Esiste una relazione tra lo stile di attaccamento e l’attitudine al distacco?
Questi due fattori hanno un qualche rapporto con lo stress che deriva dalla relazione con il paziente?
Una buona attitudine al distacco può essere protettiva rispetto alle separazioni che caratterizzano le relazioni con le persone alla fine della vita?

L’identificazione di fattori predisponenti o protettivi rispetto al distress generato dalla relazione con il paziente alla fine della vita potrebbe avere importanti implicazioni: nella selezione del personale; nella prevenzione del burnout; nella definizione di programmi di formazione e di supporto per il personale orientati a stimolare negli operatori un percorso di conoscenza dei propri meccanismi psicologici che ne possa migliorare la gestione.

Invito a partecipare

Nel mese di Gennaio 2013 avrà inizio la fase di raccolta dati dello studio: ‘Stili di attaccamento e stress degli operatori nelle cure palliative: il ruolo dell’attitudine al distacco’ promosso dalla Struttura di Psicologia della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano. Responsabile del Progetto – Dott.ssa Claudia Borreani
Lo studio si propone di portare un contributo all’identificazione di alcuni importanti fattori psicologici ‘di tratto’, quali gli stili di attaccamento adulto, e di studiare il loro ruolo nel determinare una maggiore o minore ‘attitudine al distacco’ che potrebbe essere alla base del disagio lavorativo generato dalle ripetute separazioni e distacchi sperimentate dagli operatori delle cure palliative.
Lo studio prevede l’arruolamento di un campione di 400 operatori sanitari (medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, assistenti sociali) delle UCP/Hospices sul territorio italiano.

L’adesione allo studio è su base volontaria per gli operatori ai quali viene richiesto di dedicare 40 minuti circa alla compilazione di una serie di questionari. E’ prevista una singola valutazione per ogni operatore.

Coloro che sono interessati a partecipare sia come singoli, sia come équipe, possono inviare una mail al seguente indirizzo di posta elettronica: psicologia@istitutotumori.mi.it
Sarebbe molto importante ottenere una larga partecipazione in maniera da raggiungere risultati affidabili.

Bibliografia
1. Redinbaugh EM, Schuerger JM, Weiss LL, Brufsky A, Arnold R. Health care professionals’ grief: a model based on occupational style and coping. Psychooncology 2001; 10: 187-98.
2. Hopkinson JB, Hallett CE, Luker KA. Everyday death: how do nurses cope with caring for dying people in hospital? Int J Nurs Stud 2005; 42: 125-33.
3. Ostacoli L, Cavallo M, Zuffranieri M, Negro M, Sguazzotti E, Picci RL, Tempia P, La Ciura P, Furlan PM. Comparison of experienced burnout symptoms in specialist oncology nurses working in hospital oncology units or in hospices. Palliat Support Care 2010; 8: 427-32.
4. Bowlby J. Attachment and loss (Vol. 1). 1969.
5. Bartholomew K. Avoidance of intimacy: An attachment perspective. 1990; 7: 147.
6. Bartholomew K, Horowitz LM. Attachment styles among young adults. J Pers Soc Psychol 1991; 61: 226-244.
7. Ciechanowski PS, Russo JE, Katon WJ, Walker EA. Attachment theory in health care: the influence of relationship style on medical students’ specialty choice. Med Educ 2004; 38: 262-70.
8. Hawkins AC, Howard RA, Oyebode JR. Stress and coping in hospice nursing staff. The impact of attachment styles. Psychooncology 2007; 16: 563-72.

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