Uno dei segnali che la società ci manda circa il suo intenso bisogno di parlare di malattia e di morte, al fine probabilmente poco consapevole di superare l’apparente tabù di non parlarne, è la crescente frequenza con cui i malati si offrono all’obiettivo delle macchine fotografiche o a quello delle cineprese o offrono le loro storie alla tastiera del computer e all’infinita piazza del web. Questa realistica sequenza fotografica, resa ancor più quotidianamente vera dal bianco e nero, mostra immagini ben note ai palliativisti ma le rende accessibili al grande pubblico permettendogli di entrare negli spazi intimi della storia personale di Jennifer, che dobbiamo ringraziare per avere dato a tutti la possibilità di accorciare le distanze con un pensiero e una visuale che inutilmente si tenta ancora troppo comunemente di scotomizzare.

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