Ossimoro deriva dal greco ὀξύμωρον, che è l’unione di ὀξύς «acuto» e μωρός «stupido». È una ‘figura retorica che consiste nell’unione sintattica di due termini contraddittori, in modo tale che si riferiscano a una medesima entità. L’effetto che si ottiene è quello di un paradosso apparente; per es.: lucida folliatacito tumulto (G. Pascoli); convergenze parallele (A. Moro); insensato senso (G. Manganelli)’
(dalla definizione dell’enciclopedia Treccani online).

Agli esempi possiamo aggiungere il termine ‘chemioterapia palliativa’, che spesso nasconde l’incapacità di una comunicazione realistica con pazienti e famiglie e un espediente per non affrontare i limiti della medicina ed esplorare i reali bisogni del malato nel fine vita.

Daniela Martinelli (danimartin@libero.it)

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