“Anna” è il nome che avevo scelto e, per il rispetto della privacy della mia famiglia, resterò “Anna”. Ho amato con tutta me stessa la vita, i miei cari e con la stessa intensità ho resistito in un corpo non più mio. Ho però deciso di porre fine alle sofferenze che provo perché oramai sono davvero intollerabili. Voglio ringraziare chi mi ha aiutata a fare rispettare la mia volontà, la mia famiglia che mi è stata vicina fino all’ultimo. Io oggi sono libera, sarebbe stata una vera tortura non avere la libertà di poter scegliere.

All’inizio di dicembre a Trieste l’Azienda sanitaria locale ha dato seguito a una sentenza del Tribunale autorizzando il suicidio assistito di ‘Anna’. Un argomento di vita, di morte e di dolore su cui è doveroso fermare il pensiero.

>> Suicidio assistito, morta la 55enne triestina Anna: «È la prima italiana supportata dal servizio sanitario nazionale»- Corriere.it

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